Intendo pubblicare questa mia lettera aperta a qualsivoglia autorità di uno Stato estero che intende accettarmi nella propria comunità, come uomo libero.
Il mio paese, l’Italia, pian piano è caduto nel baratro della dittatura, una dittatura silenziosa mascherata da democrazia. La democrazia però qui in Italia non è altro che un concetto formale, non uno status sostanziale e concreto.

Oggi mi sento schiavo, in un paese dove nulla è consentito se non essere suddito di un sistema ingiusto.
I nostri governi, almeno dal 2010, hanno ceduto completamente la sovranità nazionale italiana e hanno trasformato me e il mio popolo in una massa informe alla merce del potere bancario, della prepotenza di una magistratura degna di uno stato di polizia ottocentesco; siamo diventati un popolo senza speranza e io ho il diritto di vivere in un Paese dove sviluppare la propria personalità.
Tutti noi nasciamo con il primo dei diritti umani: il diritto di essere felici e realizzarci come uomini singoli e nell’ambito delle formazioni sociali…

Il governo italiano, nel silenzio della stampa, ha appena ceduto in maniera quasi gratuita una gran parte delle acque territoriali alla nazione francese, tali acque sono produttive di petrolio.
Le nostre grandi imprese strategiche sono state, ormai, acquisite dall’estero! Pensate alle Generali Assicurazioni in mano francese, così come la Telecom Italia che è controllata dalla Telecom Francese.
I nostri industriali del Nord est sono e stanno scappando in Austria e in Svizzera per non soccombere alla pressione fiscale e alla burocrazia.
Oggi non c’è via di uscita, la penisola ha fatto un passo indietro di 200 anni, come quando i vari staterelli italici erano controllati chi dalla Francia, chi dall’impero austroungarico, chi dalla Germania. L’euro in 20 anni non ha fatto altro che distruggere l’economia italiana.

Sono liberale e europeista, ma in Europa chi comanda sono le banche, i poteri forti e due cancellerie. Sistemi informatici, come World check, spiano i cittadini verificando con sofisticati logaritmi le loro vite, profilandoli, decidendo illegittimamente del loro futuro, ammettendoli o escludendoli dal credito, non in base a criteri di rischio imprenditoriale, ma di pura arbitrarietà.

Ci sarebbe bisogno di una rivoluzione dura, una rivoluzione liberale. Io sono abbastanza vecchio, ma i giovani si facessero avanti per combattere in difesa degli ideali.
Questa è un’epoca dove dovrebbe essere possibile chiedere rifugio a uno Stato degno e sovrano: Chiedo asilo!

Alessandro Maria Tirelli